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Oltre ai sistemi di protezione anticendio, da diversi anni si stanno facendo strada nuovi sistemi di “prevenzione” incendi, ovvero impianti in grado di prevenire l’insorgenza di un incendio o di non sostenerne la diffusione. In particolare, questi sistemi mantengono all’interno del volume protetto un’atmosfera sotto-ossigenata (atmosfera ipossica normobarica), ovvero un’atmosfera nelal quale la percentuale di ossigeno è inferiore a quella normalmente presente nell’aria che respiriamo. Quest’ultima,  ha normalmente una percentuale di O2 del 20,8% v/v ed un 78% v/v di azoto e, in bassissima percentuale, gas nobili. La deplezione di ossigeno, ottenuta mediante insufflazione di azoto prodotto in sito grazie all’utilizzo di apparecchiature a setacci molecolari (PSA o VSA) o a membrane, riduce il comburente necessario per l’avvio e sostentamento dell’incendio (triangolo del fuoco). La percentuale di ossigeno alla quale si considera efficace la protezione antincendio, è funzione del tipo di materiale è presente nell’ambiente cui è associabile una percentuale d’innesco diversa. La progettazione e dimensionamento degli impianti, quindi, si fanno in base a dei dati che il committente fornisce in relazione alle caratteristiche dei materiali e alle dimensioni fisiche dell’ambiente da proteggere, considerato che un parametro importante – ad esempio – è rappresentato dalle perdite che ci sono in ambiente. Più è a tenuta e tanto più facile sarà modificare e mantenere l’atmosfera entro il valore prefissato.

Questa tipologia d’impianti, fare parte di quelli citati nel D.M. 3 agosto 2015 Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.

S.6.5.5 Altre tipologie impiantistiche

Tra i sistemi automatici di controllo o estinzione dell’incendio si annoverano quelli che basano il loro funzionamento su agenti estinguenti di tipo gassoso, ad aerosol, a polvere, a schiuma o ad acqua nebulizzata o frazionata, a diluvio. Fra i sistemi automatici di controllo o estinzione dell’incendio, rientrano anche gli impianti a deplezione (riduzione della concentrazione) di ossigeno.
Nella scelta delle tipologie impiantistiche si deve tener conto dell’eventuale incompatibilità degli agenti estinguenti con il materiale presente nell’attività.
Per quanto appurato nell’ambito delle nostre ricerche, allo stato attuale, per quanto riguarda gli impianti antincendio a deplezione di ossigeno, si è venuta a creare una situazione di evidente indeterminazione e apparente contrasto tra normativa tecnica e norma giuridica.

L’UNI, nel 2017 ha recepito una norma CEN che tratta il tema e, quindi, oggi i tecnici possono disporre della norma a carattere volontario UNI EN 16750:2017 (in particolare il suo allegato B) che identifica i requisiti minimi e definisce le specifiche per la progettazione, installazione e manutenzione di sistemi fissi a riduzione di ossigeno inseriti in edifici e impianti di produzione industriale, precisando anche quali siano le condizioni per un possibile accesso degli operatori senza che questi indossino dispositivi di protezione delle vie respiratorie (autorespiratori) pur dovendo agire in ambienti con percentuali di ossigeno di molto inferiori rispetto a quella normale di 20,8% v/v, che possono arrivare anche al 13/14% v/v.

Ad oggi, però, si deve considerare che non esiste una posizione univoca che possa definire in modo assoluto l’innocuità dell’accesso in atmosfere ipossiche normobariche. Infatti, per quanto riferibile alla normativa nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro D.Lgs. 81/08 e s.m.i., non vi sono precisazioni a riguardo da parte degli Enti / Organismi nazionali preposti se non quelle che individuano la pericolosità dell’atmosfera in caso di presenza di una percentuale di ossigeno inferiore al 19,5% – 17% v/v.

E’ anche vero che alcune norme europee, oltre alla lettura delle diverse pubblicazioni di Enti di vigilanza (anche non nazionali) e Associazioni dei produttori di gas tecnici a livello nazionale, europeo e internazionale, prevedono tale possibilità ma indicando nel 19,5% v/v o, al massimo, il 17% v/v il limite al di sotto del quale l’aria debba definirsi ipossica e, quindi, l’accesso senza protezione delle vie respiratorie sarebbe comunque a rischio.

Un altro tema di rilievo, è anche definire se tali ambienti siano o meno da classificare tra quelli “sospetti di inquinamento” di cui al DPR 177/2011.

Al momento le ricerche su questi temi proseguono e, se qualcuno volesse contribuire, può inviare una mail a info@studioconsulenze.org.